Intervista a Kristine Opolais

Buongiorno lettori di OperaLife, oggi ci riabbracciamo con un volto già noto alla nostra rivista: ci fa di nuovo compagnia il soprano lettone Kristine Opolais. Grazie per essere con noi anche questa volta.

1) L'ultima intervista (che potete ritrovare nel Dodicesimo Numero del nostro Magazine) è avvenuta lo scorso novembre, in un periodo totalmente diverso per l'intera collettività. Prima di tutto ti vogliamo chiedere come ti senti dopo questi mesi così difficili. Come pensi che sarà il teatro dopo questo duro momento? Le persone avranno paura?

Sto molto bene in questo periodo, perché per la prima volta, dal 2006, mi sono finalmente fermata. Ho tempo per tutto. Ho tempo per mio figlia, la mia famiglia, la mia casa e il mio corpo... Adesso ho più tempo per imparare cose che non avevo potuto fare prima, come cucinare. Sono anche più positiva adesso di quanto non fossi prima. Sto pensando molto alle persone della mia vita e a quello che mi sta succedendo in generale negli ultimi 5-6 anni. È stato un momento difficile ed è un po' spaventoso, ma cerco di non far prevalere le brutte emozioni. Cerco di espellere tutto e continuare a pensare positivamente. Credo che i momenti difficili avvengano per una ragione. Probabilmente significa che dobbiamo solo fermarci e riflettere. Ovviamente è un po' stressante, vivere solo con i risparmi e pianificare il futuro, preoccupandosi per quanto tempo potrebbe continuare questa situazione. Anche sapendo che sto facendo del mio meglio per rimanere positiva, e la cosa più importante è che non abbiamo nessuna di queste altre ondate di cui le persone parlano. Dobbiamo stare attenti. Stai pulito, lavati le mani! So che qualunque cosa stia succedendo nel mondo, non possiamo cambiare tutto da soli. Ma possiamo cambiare noi stessi. Dobbiamo aspettare e vedere cosa decideranno i leaders mondiali.

È triste quando vedo i teatri aperti ma con posti vicini vuoti. Se questa è la realtà che dovremo accettare per ora, così sia. Non possiamo preoccuparci di cose che non possiamo cambiare, ma possiamo cambiare il nostro modo di pensare e cercare di stare calmi.

 

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Intervista a Matthew Polenzani

Siamo felici ed entusiasti di poter intervistare Matthew Polenzani, tenore statunitense la cui carriera e fama sono noti ai grandi teatri e al grande pubblico.

1- Come ti sei avvicinato alla musica e in particolare al canto lirico? È stata una cosa naturale?
Sono andato al college a studiare per fare l'insegnante di musica, quindi cantare l'Opera non mi ha interessato particolarmente fino a quando non sono cresciuto. L'ho fatto perché era il mio strumento e volevo diventare un direttore d'orchestra, ma l'idea di diventare un cantante lirico non mi è venuta fino ai 22 anni, quando qualcuno mi ha detto che avrei dovuto prendere in considerazione l'idea di cantare invece di insegnare.

2- Quali figure sono state fondamentali durante questo percorso per la tua formazione?
Il mio insegnante alla Eastern Illinois University mi ha aiutato a scoprire la mia voce e l'Opera. Doris Yarick-Cross e Richard Cross mi hanno aiutato a cominciare a comprendere l'opera e la canzone d'autore, e mi hanno dato le basi per fare musica che sto usando ancora oggi. Margaret Harshaw mi ha dato le basi tecniche per la voce con cui canto oggi, e Laura Brooks Rice, che è stata la mia insegnante dopo che la signora Harshaw è morta, mi ha aiutato a crescere e perfezionare quella tecnica, ed è stata la custode della mia voce per tutti questi anni. Credo che non sarei dove sono ora se non avessi trascorso del tempo con tutti loro.

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Intervista a Raffaele Abete

Cari amici di OperaLife, siamo felici di intervistare Raffaele Abete, giovane tenore e nuovo astro nascente sui palcoscenici internazionali. Napoletano e laureato con il massimo dei voti al conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino, lo troviamo come avviato interprete pucciniano, impegnato prossimamente - tra l’altro – nel ruolo di Pinkerton alla Wiener Staatsoper.

1. Partiamo dalle origini della tua carriera: come nasce il tuo amore per la musica ed in particolare per l’opera? La tua famiglia ti è stata d’appoggio in questa scelta?

La mia carriera nasce per caso. Alle elementari ero il piccolo cantante delle recite scolastiche poiché il più intonato tra i bambini. Molti anni dopo, frequentando il coro della chiesa, mi fecero notare di avere potenzialità per studiare seriamente canto. In quegli anni mi iscrissi in conservatorio e da lì partì ufficialmente il percorso che mi portò a scoprire e amare l’opera. Nonostante non siano melomani o musicisti, i miei familiari hanno sempre appoggiato questa mia scelta lavorativa.

2. Ci puoi raccontare il tuo debutto? Quale personaggio e quali emozioni hai provato in quel momento?

Premetto che pur essendo molto timido non sono una persona che si lascia distogliere da ogni, pur necessaria, considerazione realistica.
Il mio debutto è avvenuto “tardi” comparato ai giovani debutti a cui assistiamo oggi: nel 2010 con Il Barbiere di Siviglia. Non posso certo dire di non essere stato nervoso, erano tanti i pensieri che mi balenavano in testa. Ero concentratissimo nel mettere in scena simultaneamente tutto quello che fino ad allora avevo eseguito solo singolarmente: credibilità del personaggio, canto tecnico, movimenti registici, interazione coi colleghi.
Credo comunque che gli anni di studio precedenti e soprattutto gli anni di gavetta nei piccoli teatri di provincia avvenuti successivamente a questo debutto, siano stati fondamentali per la mia crescita artistica: oggi troppe carriere vengono stroncate a causa della poca esperienza.

 

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Intervista a Ermonela Jaho

Siamo onorati e entusiasti di poter intervistare Ermonela Jaho, una strabiliante cantante dotata di una meravigliosa vocalità. Cantante affermata e richiesta dai più grandi teatri e enti lirici, è una punta di diamante del panorama lirico odierno.

1. Come ti sei avvicinata alla musica e allo studio del canto?

La musica è ossigeno per la nostra anima, ce ne rendiamo conto e ne diventiamo coscienti durante il tragitto della nostra vita. Da bambina molto timida, l’unica cosa dove trovavo rifugio era il canto. Questo i miei genitori lo avevano percepito e mi hanno iscritta come membro del festival per i bambini, il corrispondente del vostro zecchino d’oro. Così all’età di 5-6 anni mi sono trovata sul palcoscenico. Poi è venuto il momento di proseguire gli studi della scuola media e all’università ho pregato i miei genitori di continuare professionalmente lo studio del canto e parallelamente anche quello delle altre materie indispensabili per il bagaglio culturale del mio futuro. Ma il vero studio del canto è arrivato quando sono andata per la prima volta a vedere dal vivo un’opera con mio fratello, avevo 14 anni. Quella sera era in scena la Traviata. Ebbene, dopo le prime battute dell’Ouverture è stato come un amore a primo ascolto e alla fine dissi a mio fratello, con l’impulso e passione che ci caratterizza: “Non morirò se non canterò almeno una volta quest’opera” ... da allora il ruolo di Violetta l’ho cantato circa 300 volte ed è ancora nel mio repertorio dopo 26 anni di carriera. Tutto è possibile se ci credi e lotti per arrivare dove il tuo cuore, la testa e l’anima vogliono.

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Intervista a Matteo Macchioni

Cari amici di OperaLife, siamo entusiasti di intervistare Matteo Macchioni, giovane tenore di Sassuolo, innamoratosi prima del pianoforte e poi del canto lirico, Matteo Macchioni, dopo la partecipazione ad Amici di Maria De Filippi, nel 2009 (fu il primo tenore a partecipare al talent), ha continuato con la carriera teatrale raggiungendo ottimi risultati in campo nazionale e internazionale. Lo spirito giovane di OperaLife si trova in linea con lo spirito fresco e intraprendente di Matteo, che incontriamo in una piacevole chiacchierata.

1. Partiamo dall’inizio: come nasce il tuo amore per la musica e poi per l’opera? La tua famiglia ti è stata d’appoggio in questa scelta?

La passione per la musica è nata fin da piccolissimo. A sei anni ho iniziato subito a studiare pianoforte, prima privatamente, poi mi sono iscritto all’Istituto Peri di Reggio Emilia. Non provengo da una famiglia di musicisti professionisti, ma amanti della musica. Devo dire che ho avuto sempre il massimo incoraggiamento e supporto. Gran parte di quello che sono è merito loro, di mia madre e di mio padre.

2. Tra i tuoi personaggi troviamo Don Ottavio dal Don Giovanni, Basilio dalle Nozze di Figaro e tanti, tantissimi Don Ramiro dalla Cenerentola e Conte di Almaviva dal Barbiere di Siviglia: c’è tra questi un personaggio che ami in modo particolare e che ritieni essere più vicino alla tua sensibilità e personalità?

Mi diverte sempre molto cantare Almaviva, ma non ne ho uno preferito. A questi personaggi si aggiunge anche Ferrando, che mi sta dando tante soddisfazioni.

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