Da Opera di lusso a Opera per tutti

L’affermazione “l’opera è un lusso” è assolutamente vera, ma è una frase che al suo interno è ricca di molteplici sfaccettature. Di primo impatto, verrebbe da pensare che è un lusso il suo essere di nicchia ed, in parte, non possiamo negare che sia vero. L’Opera lirica, come abbiamo avuto occasione di approfondire più di una volta, è un genere musicale considerato d’élite, nato e sviluppato per il piacere di pochi, comprensibile da chi ha un background culturale di un certo tipo e sicuramente esoso. Non possiamo, infatti, fingere di non sapere che, fino a poco tempo fa, assistere ad una recita teatrale implicava un dispendio di denaro considerevole, a meno che non si scegliesse la famosa “piccionaia”.

Per fortuna, il progresso e il cambiamento dei tempi portano con sé ventate di aria fresca per la nostra amata Opera. Negli ultimi anni abbiamo assistito a quelle che potremmo definire delle vere e proprie piccole rivoluzioni, che hanno aperto le porte di un mondo fantastico ma sconosciuto ai più. Nello scorso numero abbiamo analizzato l’Opera in streaming e tutte le iniziative ad esso collegate, sia da parte dei teatri che nel mondo dei portali online. Non sono da meno gli spettacoli offerti “sul campo”, moltissime sono state infatti le iniziative promosse dai teatri, rivolte soprattutto ad un pubblico giovane. Gli under 25, in questo senso e anche se ancora in tanti non lo sanno, sono molto fortunati. Possono assistere agli spettacoli a prezzi più convenienti e in fasce orarie decisamente comode. Approfittatene!

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Arte: ferree regole o assoluta libertà?

Nel 2019 i generi in voga sono trap e rap, cosa molto distante dalle note precise e depositate con cura sul rigo musicale di un Verdi, Bach, Beethoven ecc. Secoli e secoli di studi e di teoria musicale contro autotune.

Siamo d’accordo che abbiamo la disciplina contro l’anarchia? Profonda stima per chi ha risposto “no”. Essendo l’arte il linguaggio dell’anima, la libertà dello spirito (chiamatela come volete tanto il senso è sempre quello) perché parliamo di regole? Qualquadra non cosa…

In qualche modo stiamo negando la stessa definizione di arte? No, tranquilli. Ma allora perché ci sono delle regole? Per aiutarci a rendere chiaro a noi stessi un qualcosa tramite lo stimolo, oltre per aggiungere qualità. Questo significa che ci miglioriamo anche come persone.

Quanti di voi sono musicisti? Vi ricordate la prima volta che avete preso in mano il vostro primo strumento? Avete cercato di suonare il vostro brano preferito od uno famosissimo. Magari avete composto qualcosa qualche anno dopo e avete composto ad orecchio. Si perché in musica si usano anche le dissonanze perché in quel momento devo esprimere ansia o suspense. Basta qualche conoscenza di teoria musicale/armonia.

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Il Teatro: il posto che ti permette di avere sempre un buon motivo per andare a letto tardi

Teatro, termine di origine latina (theatrum) deriva da un termine greco θεατρον, che deriva a sua volta dal verbo θεαομαι che significa “essere spettatore“, “contemplare” e infine “riconoscere”.
Cos’è per noi oggi il teatro?

Per me, che sono una musicista, è un luogo di cui sono innamorata, in cui incontrare e scoprire tante arti e ogni volta, attraverso queste, una piccola parte di me. È un luogo dall’odore familiare, riconoscibile, in cui sentirsi a casa. Come mi disse una volta una persona, e non sono mai stata così d’accordo, il teatro è il posto in cui ci possiamo fare tutti insieme delle gran belle domande di quelle proprio che… il senso della vita, ma in modo più divertente che andando a messa e più economico che andando in India.

Per questo mi sento e sono una persona privilegiata. Eppure in Italia non tutte le città ne hanno uno in attività, eppure non c’è in ogni città una stagione lirico-sinfonica o di prosa. Eppure anche quando ci sono, salvo dei casi di “fortuna” non sono mai così affollati.

Se state pensando che questo sarà un articolo del “Sarebbe bello” vi state sbagliando; questo è un articolo dell’ “È Necessario che”.

Oggi, in un momento in cui ci si disinnamora di tutto, credo che il teatro in tutte le sue forme sia una necessità.

Non è una necessità solo per chi nella propria vita vuole vivere di Teatro, di Musica o di Danza. A questo mondo non si deve essere tutti musicisti, attori, cantanti o ballerini. È una necessità perché in un luogo come il teatro si impara ad ascoltare. Imparare a parlare non è facile ma imparare ad ascoltare, in modo partecipato e presente, è davvero difficile.

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L’arte del Belcanto

Tutto italiano, sia il termine che la sua diffusione, il Belcanto è volto ad indicare una tecnica di canto virtuosistico, svincolata dalla priorità di caratterizzazione di un determinato personaggio o situazione, ma che, al contrario, mira ad un’astrazione puramente musicale.

Ci troviamo di fronte ad una perfetta uniformità della voce, un timbro morbido, rotondo, capace di non ostacolare le agilità nelle ornamentazioni e nel fraseggio.
Ha origini molto antiche, ed ancor prima di Rossini e Bellini troviamo indicazioni e norme riguardo allo stile sopracitato durante il Seicento: Giulio Caccini riporta questa serie di informazioni ponendo di fatti una maggiore enfasi sull’aspetto tecnico rispetto al volume, denotando quanto, questa tipologia di canto, fosse un chiaro ed evidente esercizio atto a dimostrare la bravura dell’interprete.

Durante tutto il Settecento il canto sillabico si sviluppa un po' ovunque. È caratterizzato da suoni chiari, morbidi, omogenei, di ritmo elegante e squisitezza formale; i compositori, da parte loro agevolarono questa vocalità con melodie di andamento legato, e con pause, nel fraseggio, coincidenti con un ritmo respiratorio regolare.

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L’Opera che non si vede

Quando si va a teatro, il pubblico lo sa, o dovrebbe saperlo, si fa un patto con l'illusione. Tutto ciò che vedrà è sì magia ma, soprattutto, è il frutto dei pensieri e dei sogni dell'essere umano che in quella grande scatola vuota, pronta da riempire, prende vita.
È un tacito accordo con Dio, che per una manciata d'ore catapulterà ogni avventore in una dimensione lontana, creando così una porta che possa permettere di evadere dal ritmo frenetico della vita, privata sempre più di emozioni, colpi di scena, cavalli e riflettori. Mondi lontani ma pur sempre paralleli che spesso dovrebbero incontrarsi e aprirsi l'uno all'altro.
Ma chi sono i maghi che rendono possibile tutto questo? Sono persone come noi, solo che raramente le vedremo.
Sono tutte le maestranze che per tre ore di spettacolo agiscono nel buio e nel silenzio delle quinte e del retropalco, muovendosi come spettri benigni per poter dare forma alla grande bellezza acquistata. I cantanti rappresenteranno tutto di loro, anche i dettagli più impercettibili, come un trucco studiato che spesso da lontano non si potrà vedere ma che, in molti casi, sarà funzionale per essere percepito a distanza e non da vicino.
Il pubblico ha un compito molto semplice: arrivare puntale a teatro, sedersi e godersi lo spettacolo senza doversi accorgere o preoccupare di ciò che sta per succedere ma che ancora non si vede.

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