Puccini e la Roma papalina

È la forza di Tosca ad inaugurare l’inizio del XX secolo, almeno in Italia, proprio perché la prima si tenne al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900. Quest’opera è tratta dall’omonima tragedia teatrale di Victorien Sardou, andata in scena per la prima volta nel 1887 a Parigi, il libretto per Puccini fu scritto da Illica e Giacosa. Ma prima la trama.
Roma estate del 1800. L’azione del primo atto si svolge nella chiesa di Sant’Andrea della Valle. Nella cappella Attavanti si è rifugiato l’evaso Cesare Angelotti, un bonapartista sostenitore della prima Repubblica Romana e fratello della marchesa Attavanti, la quale gli fornisce degli abiti femminili per agevolargli la fuga. Sopraggiunge il sagrestano che reca con sé dei pennelli per il pittore Mario Cavaradossi, che si sta occupando di un dipinto raffigurante la Madonna; egli è innamorato della cantante Floria Tosca. Il sagrestano nota che il cesto del pranzo del pittore è ancora pieno e con la speranza di poterselo prendere esce di scena. Angelotti si fa riconoscere, infatti lui e il pittore condividono la simpatia per Napoleone ma il loro colloquio viene interrotto dall’arrivo di Tosca. La donna avendo sentito il pittore parlare con qualcuno si ingelosisce ma l’uomo riesce a calmarla e i due così concordano di passare la notte insieme nella villa di lui. Una volta uscita la donna, si sente un colpo di cannone che annuncia la fuga di Angelotti, Cavaradossi lo accompagna alla villa e lo fa nascondere nel pozzo. A questo punto entrano il sagrestano e i chierici, pronti a cantare per festeggiare la vittoria degli austriaci su Napoleone a Marengo; sopraggiungono anche il barone nonché prefetto Scarpia e Tosca stessa.

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